L’Italia ha circa 4 milioni di aziende con meno di 10 dipendenti, pari al 95% del totale delle imprese, che ora devono trovare il modo di operare nonostante il lockdown del paese.

L’emergenza Covid-19 ha costretto le aziende e i loro dipendenti a cambiare ritmi e abitudini in pochi giorni. Le piccole imprese italiane, che costituiscono la spina dorsale della economia, sono state lente nel passare al lavoro in smart working. Ma con il coronavirus hanno cambiato approccio quasi da un giorno all’altro.

Le aziende in Italia sono autorizzate a rimanere aperte a condizione che rispettino le misure di sicurezza e il governo ha invitato i dipendenti a lavorare in smart working il più possibile. I dati di Eurostat hanno mostrato che nel 2018 solo il 2% degli italiani che lavoravano per aziende o istituzioni pubbliche utilizzava il lavoro di smart working, contro una media europea dell’11,6%. Paragonato a quello degli Stati Uniti dove aziende, già grandi utenti di servizi di videoconferenza come Teams e Zoom di Microsoft, ora ricevono l’interazione con versioni digitalizzate e 3D di collaboratori da aziende come Rumii e Spatial.

L’Italia è costretta a recuperare in fretta.

Il più grande gruppo telefonico italiano Telecom Italia (TIM) ha registrato un aumento del 70% del traffico sulla sua rete fissa negli ultimi 7-10 giorni, principalmente nel cuore industriale settentrionale del paese, da dove si è diffuso il coronavirus. Roma da tempo sta spingendo per la realizzazione di una rete interamente in fibra ottica a livello nazionale per aumentare la produttività in un paese con uno dei più bassi assorbimenti di banda larga fissa in Europa.

Il divieto di viaggio ha interrotto le operazioni commerciali.

Niente sarà più come prima.

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